La finestra

Ogni sera, tornando a casa, alzava lo sguardo verso il palazzo di fronte. Non lo faceva apposta: era diventata un’abitudine, una di quelle cose che nascono senza motivo e poi restano.

Quasi tutte le finestre erano buie. Sempre le stesse. Tranne una.

Una luce calda, al terzo piano, restava accesa più a lungo delle altre. Non si vedevano persone, solo tende leggere che si muovevano appena, come se qualcuno respirasse piano dall’altra parte.

Una presenza silenziosa

Non sapeva chi ci abitasse. Non aveva mai provato a immaginarlo davvero. Gli bastava sapere che, mentre spegneva la sua lampada, da qualche parte qualcuno stava ancora vegliando.

Due sconosciuti, uniti da una luce che non chiedeva spiegazioni.

Col tempo aveva iniziato a regolarsi su quella finestra. Se la luce era accesa, non aveva fretta di dormire. Se era spenta, sentiva una piccola mancanza, come quando arrivi tardi a un appuntamento che non avevi fissato.

La sera diversa

Una sera, tornando più tardi del solito, alzò lo sguardo e non la trovò. Tutto il palazzo era buio. Anche il terzo piano.

Rimase qualche secondo fermo sul marciapiede, poi entrò in casa.

L’ultima luce

Spense le luci una a una, ma lasciò accesa quella del soggiorno. Senza pensarci troppo.

Da fuori, una sola finestra tornò a brillare.

E per la prima volta si chiese se, dall’altra parte della strada, qualcuno stesse guardando proprio lui.