Non sono le grandi decisioni a sostenere le nostre giornate, ma una serie di gesti minuscoli, ripetuti, spesso ignorati. Le routine invisibili. Quelle che non raccontiamo a nessuno e che raramente consideriamo importanti.
Sono il caffè bevuto sempre nello stesso punto della cucina.
La finestra aperta ogni mattina, anche quando fa freddo.
Il modo in cui sistemiamo gli oggetti prima di uscire, quasi senza pensarci.
Queste abitudini non cambiano il mondo, ma lo rendono abitabile.
Nella loro ripetizione silenziosa c’è una forma di cura. Ci ricordano che, anche nei giorni confusi, esiste una struttura gentile che ci accompagna. Un ritmo che non chiede attenzione, ma presenza.
Le routine invisibili non servono a evitare il caos.
Servono a farci sentire a casa, ovunque siamo.
Quando tutto sembra instabile, sono loro a reggere il peso: i gesti automatici, le piccole certezze, le cose fatte senza bisogno di spiegazioni. Non sono mancanza di cambiamento, ma una base da cui poterlo accogliere.
Forse dovremmo imparare a rispettarle di più.
Non per restare fermi, ma per ricordarci che anche la continuità è una forma di forza.






